Un caffè, la luce che entra dalle vetrate e due chiacchiere con Progetti Specifici.
insieme Progetti Specifici. L
In occasione di Archivissima 2026, dal 5 al 12 giugno 2026, il DUPARC sostiene la mostra curata da Progetti Specifici presso lo spazio Ö Nordic Thing: un viaggio nell'archivio intimo e nella ricerca autonoma di Arianna Lelli Mami. Al centro del progetto espositivo ci sono i suoi Cabinet Universalis e un universo di microarchitetture in ceramica, teatrini e palcoscenici in cui frammenti naturali, reperti e immagini vengono sradicati dal loro contesto e restituiti a un nuovo ordine poetico. È un invito a rallentare e a ritrovare il tempo dello sguardo, entrando in perfetta risonanza con il tema del festival di quest'anno, “Quello che non c’è”. Qui il vuoto non è un’assenza, ma una tensione strutturale, una pausa necessaria tra le forme in cui la materia stessa si fa linguaggio e, nel silenzio, ci parla di noi.
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Ogni progetto nasce da uno stato d'animo. Se doveste descrivere l'atmosfera o l'ispirazione dietro al vostro lavoro quale sarebbe?
Il processo creativo ha una fase che non si vede. Viene prima del risultato, dura più a lungo e quasi nessuno la racconta. Quel tempo intermedio, fatto di tentativi, ripensamenti, direzioni sbagliate fino a trovare quella giusta, è quello che ci interessa di più. Vogliamo raccontare quello che succede quando un'idea non è ancora un'opera e tutto è ancora aperto. Quasi nessuno lo mostra, forse perché sembra poco presentabile, forse perché siamo abituati a vedere le cose già compiute. Noi abbiamo deciso di fermarci lì e renderlo accessibile. Lo facciamo anche attraverso gli archivi, per noi materiale vivo, da rimettere in circolazione e rendere presente.
Se la vostra intera storia professionale (e personale) dovesse essere riassunta in un'unica immagine, in un oggetto o in un materiale che ti rappresenta profondamente, quale sarebbe e perché?
Un grande tavolo su cui le cose si accumulano nel tempo e in qualche modo si parlano. Fotografie vicino ad appunti scritti a mano, ritagli accanto a registrazioni audio, materiali di epoche diverse che non avrebbero dovuto incontrarsi e invece si trovano lì, uno sopra l'altro. È l'immagine che più si avvicina a quello che facciamo: tenere insieme cose che rischiano di perdersi, trovare il filo che le connette, restituirle in una forma che abbia senso oggi.
Questo magazine viene sfogliato da viaggiatori, curiosi e ospiti che incrociano il vostro lavoro quasi per caso. Qual è il pensiero, la suggestione o la piccola domanda che sperate di lasciare in chi si ferma a osservare il vostro progetto?
Chi sfoglia questo magazine è già, in qualche modo, una persona curiosa. Si trova in un posto nuovo, ha rallentato il ritmo, sta guardando cose che non aveva cercato. È esattamente il momento giusto per chiedersi: di chi è questa storia? Le storie dei luoghi, delle persone, dei processi creativi appartengono sempre a qualcuno, ma diventano qualcosa di più quando trovano qualcuno disposto ad ascoltarle. Speriamo di lasciare quella piccola domanda in sospeso. Una curiosità, la voglia di cercare le storie che di solito non arrivano fino a noi.
Torino è una città dalle molte anime, da torinese c’è un angolo della città, un piccolo rito o un dettaglio scoperto (o amato da sempre) che consiglieresti di vivere per assaporarne la vera essenza?
Sono due posti, entrambi in via Napione nel quartiere Vanchiglia, che non si trovano per caso. Bisogna cercarli e forse è proprio questo che li rende torinesi.
La prima è Casa Mollino, che l’architetto progettò negli anni Sessanta senza abitarci mai un giorno. Quando entri hai la sensazione di essere capitato in un tempo che non è il tuo. I tessuti, le forme, la luce, tutto è calibrato su un desiderio preciso.
La seconda è la Casa Museo Carol Rama pittrice, torinese, irregolare, una delle voci più libere del Novecento italiano. Entrare significa capire la capacità di Torino di tenere nascoste le cose migliori.
Entrambi si visitano su prenotazione.
Da partner e torinesi, che cosa rappresenta per voi il DUPARC e qual è la sfumatura di questo luogo che vi affascina di più quando varcate la nostra soglia?
Il DUPARC è uno di quei posti che conosciamo da sempre, eppure ogni volta che ci entri noti qualcosa che non avevi visto. Forse perché è costruito su una logica che non è quella dell'hotel classico: c'è una collezione d'arte che attraversa gli spazi comuni come se fosse sempre stata lì — Licini, Accardi, Carol Rama, Salvo, Mario Schifano — senza didascalie né percorsi guidati. Stanno negli stessi ambienti in cui si mangia o si aspetta qualcuno, e questo cambia il modo in cui le guardi. È quello che ci affascina di più: il DUPARC non spiega se stesso, ti lascia guardare e capire da solo.